11) Nietzsche. Il superuomo.
In questo celebre passo dello Zarathustra Nietzsche ci presenta la
figura del superuomo (soprauomo, oltreuomo...), che egli definisce
il vero senso della terra, il nuovo Dioniso. Da notare che la
struttura del discorso nicciano ricalca quello del Vangelo noto
come Discorso della montagna o Discorso delle beatitudini.
F. Nietzsche, Cos parl Zarathustra (vedi manuale pagine 188-
189).

 E Zarathustra cos parl al popolo:
Io vi insegner cos' il Superuomo. L'uomo  qualcosa che deve
essere superato. Che cosa avete fatto per superarlo?.
Tutti gli esseri fino ad oggi hanno creato qualcosa che andava al
di l di loro stessi: e voi invece volete essere la bassa marea di
questa grande ondata e tornare ad esser bestie piuttosto che
superare l'uomo?.
Che cos' la scimmia per l'uomo? Qualcosa che fa ridere, oppure
suscita un doloroso senso di vergogna. La stessa cosa sar quindi
l'uomo per il Superuomo: un motivo di riso o di dolorosa vergogna.
Avete percorso il cammino dal verme all'uomo, ma in voi c' ancora
molto del verme. Una volta eravate scimmie, e anche adesso l'uomo
 pi scimmia di qualsiasi scimmia al mondo. Ma anche il pi
saggio di voi non  che un essere ibrido, qualcosa di mezzo fra la
pianta e lo spettro. E' questo forse ch'io vi comando di essere?
Fantasmi o piante?.
Guardate, io invece vi insegno a diventare Superuomini!.
Il Superuomo, ecco il vero senso della terra. La vostra volont
quindi dica: il Superuomo diventi il senso della terra.
Vi scongiuro, o fratelli, siate fedeli alla terra, e non credete a
coloro che vi parlano dl speranze ultraterrene! Essi sono dei
manipolatori di veleni, sia che lo sappiano, o no.
Sono degli spregiatori della vita, dei moribondi, degli
intossicati dei quali la terra  stanca: se ne vadano in pace!.
Una volta il peccato contro Dio era il peggior sacrilegio; ma Dio
 morto, e perci sono morti anche questi esseri sacrileghi.
Peccare contro la terra, ecco la cosa pi terribile che si pu
fare oggi; stimare di pi le viscere dell'imperscrutabile che non
il senso della terra!.
Un tempo l'anima guardava con disprezzo al corpo: e allora questo
disprezzo era la cosa pi alta: essa voleva che fosse magro,
affamato, orribile. Cos pensava di sfuggire a lui e alla terra.
Oh, quell'anima era essa stessa orribile, magra, affamata: e la
gioia di quell'anima era la crudelt!.
Ma anche voi, fratelli miei, ditemi: che cosa vi dice il corpo a
proposito di questa vostra anima? Non  essa povert, sporcizia e
un miserabile benessere?.
In verit, l'anima  un sudicio fiume. Bisogna essere un mare per
accogliere in s un sudicio fiume senza diventare impuri.
Ecco, io vi insegner a diventare Superuomini; il Superuomo 
appunto quel mare, in cui si pu perdere il vostro grande
disprezzo.
Qual  l'esperienza pi grande che potete avere? L'ora del grande
disprezzo. L'ora in cui la vostra felicit vi far nausea, e anche
la vostra ragione, e la vostra virt.
E' l'ora in cui direte: `Che mi importa della mia felicit? Essa
non  che povert e sporcizia e un miserabile benessere. Ma la mia
felicit dovrebbe giustificare la mia stessa esistenza'.
E' l'ora in cui direte: `Che me ne importa della mia ragione? Ha
essa forse, fame di sapere, come il leone di nutrimento? Essa 
povert e sporcizia e un miserabile benessere!'.
E' l'ora in cui direte: `Che me ne importa della mia virt? Ancora
non mi ha reso furibondo. Come sono stanco del mio Bene e del mio
Male! Tutto ci  povert e sporcizia: e un miserabile
benessere!'.
E' l'ora in cui direte: `Che me ne importa della mia giustizia?
Non vedo ancora ch'io sia diventato fiamma ardente e carbone!'.
E' l'ora in cui direte: `Che me ne importa della mia compassione?
Non  la piet la croce cui viene inchiodato colui che am gli
uomini? Ma la mia piet non  una crocifissione'.
Avete gi parlato cos? Gridato cos? Ahim, se mai vi avessi gi
udito gridare a quel modo!.
Non il vostro peccato, no,  la vostra moderazione che grida
vendetta al cielo, l'avarizia che conservate nei vostri stessi
peccati!.
Dov' il lampo che deve leccarvi con la sua lingua? La follia con
cui dovete essere vaccinati?.
Ecco, io vi insegno a diventare Superuomini: essi sono quel lampo,
essi sono quella follia!.
Quando Zarathustra ebbe cos parlato, uno della folla grid:
Abbiamo sentito abbastanza il funambolo, ora vogliamo anche
vederlo! E il popolo rise di Zarathustra. Ma il funambolo, che
credeva che quelle parole fossero rivolte a lui, si mise
all'opera.
Zarathustra tuttavia guard il popolo e stup. Poi parl in questa
guisa:
L'uomo  una corda annodata fra l'animale e il Superuomo, una
corda tesa sopra un abisso.
Un pericoloso andar dall'altra parte, un pericoloso met-cammino,
un pericoloso guardarsi indietro, un pericoloso rabbrividire e
star fermi.
Ci che v' di grande nell'uomo,  che egli  un ponte e non uno
scopo: ci che si pu amare nell'uomo,  che egli  un passaggio e
una caduta.
Io amo coloro che non sanno vivere anche se sono coloro che cadono
perch essi sono coloro che attraversano.
Io amo i grandi spregiatori, perch sono i grandi adoratori, sono
frecce di nostalgia verso l'altra riva.
Io amo coloro che non soltanto dietro le stelle cercano una
ragione per sacrificarsi e andare a fondo; ma che si sacrificano
per la terra, affinch essa divenga un giorno propriet del
Superuomo.
Io amo colui che vive per conoscere, e che vuole conoscere perch
un giorno il Superuomo possa vivere. E cos vuole la propria
distruzione.
Io amo colui che lavora e inventa, in modo da costruire la casa
per il Superuomo e preparare per lui la terra, l'animale e la
pianta; perch cos facendo vuole la propria distruzione.
Io amo colui che ama la sua virt: perch la virt  volont di
distruzione e freccia della nostalgia.
Io amo colui che non serba in s una sola goccia del proprio
spirito, al contrario, vuol essere interamente lo spirito della
propria virt: e cos passer come spirito sopra il ponte.
Io amo colui che della propria virt fa la propria inclinazione e
il stesso destino: cos, per amore della sua virt, vorr ancora
vivere, e al tempo stesso non pi vivere.
Io amo colui che non vuole avere troppe virt. Una virt vale pi
di due virt, perch essa  doppiamente un nodo cui si attacca il
destino.
Io amo colui che spreca la propria anima, che non vuole
ringraziamenti, e che non restituisce nulla: perch egli dona
sempre e non vuole conservarsi.
Io amo colui che si vergogna quando il dado cade in modo
favorevole a lui, e si chiede: `Sono forse un baro?' giacch egli
vuole andare a fondo.
Io amo colui che getta parole d'oro davanti alle sue azioni e
mantiene sempre pi di ci che ha promesso: perch egli vuole la
propria distruzione.
Io amo colui che giustifica quelli che verranno e assolve quelli
che sono tramontati: poich egli vuole andare a fondo a causa
degli uomini del presente.
Io amo colui che castiga il proprio Dio perch lo ama, giacch
egli perir per la collera del suo Dio.
Io amo colui la cui anima resta profonda anche nella ferita e pu
esser distrutto anche da un piccolo avvenimento, perch cos andr
volentieri all'altro capo del ponte.
Io amo colui la cui anima  troppo ricca, s che egli dimentica se
stesso e tutte le cose che sono in lui: in tal guisa tutte le cose
diverranno la sua distruzione.
Io amo colui che  libero di spirito e di cuore: perch la sua
testa sar soltanto il viscere del suo cuore; il suo cuore
tuttavia lo spinger verso la rovina.
Io amo tutti coloro che sono come gocce pesanti che cadono a una a
una dalla nera nube che sovrasta all'uomo: essi annunciano che sta
per venire il fulmine e periscono come annunciatori.
Vedete, io sono un annunciatore del fulmine, sono una di quelle
gocce che cadono dalla nube: quel fulmine si chiama Superuomo.
F. Nietzsche, Cos parl Zarathustra, Longanesi, Milano, 1979,
pagine 37-41.
